Porta dei Leoni di Micene: storia, simbolismo e significato
IL MITO NELL'ARTE
La mitologia attraverso i capolavori della pittura e della scultura
Micene nel XIII secolo a.C.: la città degli Atridi tra storia e mito
Nel cuore dell’Argolide, nel Peloponneso, Micene fu uno dei principali centri della civiltà che proprio dalla città ha preso il nome. Tra il XIV e il XIII secolo a.C. la cittadella raggiunse il momento di massimo splendore. Sulla sommità dell’altura sorgeva il complesso palaziale, mentre possenti fortificazioni proteggevano il centro politico, religioso ed economico del territorio. La monumentalità delle mura, dei palazzi e delle grandi tombe testimonia la ricchezza e il prestigio raggiunti dall’élite micenea durante la tarda Età del Bronzo.
Secoli dopo, la memoria di quel mondo sarebbe confluita nella tradizione epica greca. Micene divenne così, nell’immaginario tramandato dal mito, la città di Atreo (il mitico fondatore della stirpe) e di Agamennone, il potente sovrano che nell’Iliade guida la spedizione degli Achei contro Troia. Storia, archeologia e mito finiscono dunque per sovrapporsi: dietro la Micene degli Atridi raccontata dai poeti rimangono le vestigia di uno dei più importanti centri palaziali della Grecia micenea.
La Porta dei Leoni e le mura ciclopiche di Micene
Intorno alla metà del XIII secolo a.C. le fortificazioni della cittadella furono ampliate e monumentalizzate. A questa fase, generalmente collocata attorno al 1250 a.C., appartiene la celebre Porta dei Leoni, principale ingresso alla rocca. La porta è costruita con enormi blocchi di pietra ed è inserita nel sistema delle cosiddette mura ciclopiche, chiamate così già nell’antichità perché si riteneva che massi di pietra così grandi potessero essere sollevati solamente dai mitici Ciclopi (giganti con un solo occhio).
L'ingresso, largo circa tre metri, è formato da due grandi stipiti e da un enorme architrave. Al di sopra si apre il caratteristico triangolo di scarico, una soluzione architettonica che permette di alleggerire il peso gravante sull’architrave. Lo spazio triangolare fu chiuso da una lastra di calcare scolpita con due grandi felini disposti simmetricamente ai lati di una colonna. È proprio questo rilievo ad aver dato al monumento il nome con cui lo conosciamo ancora oggi.
Le teste degli animali sono scomparse e dovevano essere realizzate separatamente; la loro posizione originaria ha fatto pensare che fossero rivolte verso chi si avvicinava alla porta. La colonna, più larga nella parte superiore secondo una tipologia che richiama l’architettura minoica, e gli elementi concavi sui quali poggiano le zampe anteriori dei felini hanno dato origine a numerose interpretazioni. Il significato preciso della composizione rimane discusso, ma il rapporto del rilievo con la manifestazione del potere politico e sacrale della cittadella appare uno degli aspetti più convincenti della sua lettura.
La Porta dei Leoni fu riportata alla luce nel 1876 dall'archeologo Heinrich Schliemann per conto della Società Archeologia di Atene. Il sito era conosciuto fin dal II secolo d.C. con Pausania. Abbiamo inoltre dei primi disegni molto precisi della porta nel 1448 ad opera del viaggiatore ed epigrafista Ciriaco de' Pizzicolli, conosciuto come Ciriaco d'Ancona.
Entrare nella Micene degli Atridi
Ora mi diletto nell'immaginare questa situazione. La Porta dei Leoni fu costruita appunto intorno al 1250 a.C. Per la celebre guerra tra Achei e Troiani accettiamo la datazione di Eratostene che la pone tra il 1194 e il 1184 a.C. In tal modo possiamo giustificare la presenza di Agamennone a Micene nel 1200 a.C.
Immaginiamo di trovarci in Argolide, a Micene attorno al 1200 a.C. Siamo nella patria della mitica dinastia degli Atridi, nelle terre governate da Agamennone, figlio di Atreo e futuro conquistatore di Ilio. Per accedere alla rocca dobbiamo passare per una porta monumentale "incastonata" nelle mura ciclopiche che difendono la cittadella. Percorriamo pertanto la salita e nel farlo alziamo gli occhi, colpiti da ciò che sovrasta la porta che a breve andremo a oltrepassare. Siamo attratti e spaventati da quanto stiamo osservando. Fissiamo lo sguardo in quello di due feroci leonesse. In un istante comprendiamo che Micene è protetta da una forza divina e che di tale forza bisogna aver timore.
Quanto ho appena descritto è "più o meno" l'effetto che la Porta dei Leoni di Micene incuteva al visitatore o all'aggressore. Il mondo degli antichi, a differenza dei tempi moderni, dava molta importanza al simbolismo e tale simbolismo si collegava direttamente con l'elemento divino. La grande lastra triangolare che sormonta il massiccio architrave della porta, contiene insito in sé il significato stesso del potere regale di Micene. Cosa vediamo? Due leonesse, la cui testa, (ora non più presente), poteva essere rivolta verso l'esterno, affiancano una colonna di tipo minoico. Sotto la colonna e le zampe anteriori delle fiere, c'è una base costituita da due elementi a sagoma concava che ricorda quella di alcuni altari cretesi. Analizziamo il tutto.
Il significato della colonna e delle leonesse
La colonna rimanda al potere stesso di Micene e della dinastia regnante. È un pilastro su cui poggia il potere regale. Le colonne non sono forse le strutture portanti di un edificio e come tali non rappresentano la parte più sacra della costruzione? La colonna dello stemma di Micene è divina e come tale poggia infatti su un doppio altare, simbolo pertanto di una città divinizzata e protetta dai suoi feroci custodi.
E le leonesse guardano verso l'esterno perché oltre a difendere il potere stesso di Micene e incutere timore in chi osserva, hanno il compito "apotropaico" di allontanare gli spiriti maligni, impedendo loro di penetrare in città. Concludiamo qui questo breve ma intenso viaggio nel tempo e torniamo nella nostra epoca. Ci attende il confronto con i simboli della modernità o presunti tali...
La Porta dei Leoni di Micene tra interpretazione e significato simbolico
Il significato del rilievo che sovrasta la Porta dei Leoni di Micene continua ancora oggi a essere oggetto di interpretazioni da parte degli studiosi. La colonna centrale, la presenza dei due felini e gli elementi architettonici sui quali poggiano le loro zampe sembrano richiamare appunto la dimensione sacrale del potere miceneo, ma non esistono testimonianze che consentano di attribuire con certezza un significato univoco all'intera composizione.
Anche l'identificazione dei due animali come leonesse, così come la loro funzione apotropaica, appartiene al campo delle interpretazioni iconografiche. La scomparsa delle teste rende ancora più complessa la ricostruzione del loro aspetto originario. Ciò che appare difficilmente contestabile è invece la volontà di trasmettere, attraverso un'immagine monumentale, un messaggio di forza, autorità e prestigio. Chiunque attraversasse quell'ingresso doveva percepire la grandezza della cittadella e del potere che essa rappresentava.
La Porta dei Leoni non era dunque soltanto un accesso fortificato, ma anche una straordinaria manifestazione visiva del potere di Micene. Un potere che, nella civiltà dell'Età del Bronzo, poteva esprimersi attraverso simboli nei quali la dimensione politica e quella religiosa erano profondamente intrecciate.
A oltre tremila anni di distanza, quegli animali continuano a dominare l'ingresso della cittadella. E se il loro significato più profondo rimane in parte avvolto nel mistero, la capacità di suscitare rispetto e ammirazione è sopravvissuta alla scomparsa dei sovrani che vollero quel monumento.
Articolo a cura di Andrea Contorni
Giornalista e divulgatore culturale
Approfondimenti, libri e progetti → andreacontorni.com
- "Civiltà al sole - Goetter Graeber und Gelehrte im Bild", C.W. Ceram, Mondadori.
- "Schliemann e la nuova archeologia", Maria De La Fuente, Edizioni Cremonese Roma.


