venerdì 12 febbraio 2021

Hera (Giunone), la Regina dell'Olimpo

Il dipinto "Giunone abbigliata dalle Grazie" è di Andrea Appiani (1754-1817)

Hera (la Giunone romana) è figlia di Crono e Rea e sorella di Demetra, Poseidone, Ade, Estia e Zeus. E proprio al fratello, signore dell'Olimpo, andò in sposa. L'incontro tra Zeus ed Hera è narrato in due miti contrapposti.

Omero racconta nell'Iliade (XIV canto) che i due si unirono nel letto di nascosto dai genitori. Una scena quasi romantica di un amore acerbo tra giovani. Il fatto strano è che Zeus ed Hera avevano gli stessi genitori.

L'incesto che spesso nel mito greco appare condannabile (pensiamo a Edipo), in questo caso è accettato e passa quasi inosservato. L'altra storia invece è più cruenta e rimanda alle intemperanze amorose di Zeus.

Egli adocchiò Hera mentre procedeva lungo un sentiero in un giorno di pioggia. Quando la Dea si fermò sotto un albero per ripararsi dal temporale, le si posò in grembo un cuculo infreddolito. Hera si commosse alla vista dell'animaletto e lo strinse a sé per riscaldarlo.

E fu in quel momento che il cuculo divenne Zeus. Il mascalzone tentò di possedere la donna con la forza. Hera si ribellò ma alla fine cedette alle voglie di Zeus. Scattò qualcosa tra i due o forse Zeus promise di renderla sua sposa? O semplicemente ella si rassegnò al suo destino?

In ogni caso il matrimonio tra i due nacque da una violenza o tentata tale, un mito che insegna alle donne di non fidarsi mai di chi si presenta come un essere indifeso e smarrito. Dea del matrimonio, della fedeltà coniugale e del parto, Hera è un esempio di virtù. Austera e severa, sembra cedere unicamente alla gelosia dinanzi alle scappatelle continue del consorte, propenso a concepire figli con mezzo mondo conosciuto.

La sua ira fa tremare l'intero Olimpo e molti tra Dèi e mortali ne hanno sperimentato gli effetti: Eracle ne è l'esempio più indicativo. Eppure Hera finisce sempre col perdonare il suo sposo e non solo per amore.

Consideriamo che il culto di Hera era presente fin dalla Civiltà Minoica inteso nell'ambito di una Grande Dea Madre, generatrice del tutto. Con la successiva invasione dorica e il tracollo della Civiltà Micenea, il culto di Hera subisce un'evoluzione in negativo.

Infatti il rapporto coniugale tra le due divinità rispecchia quello in essere tra uomo e donna nella Civiltà dorica: la donna è sottoposta in pieno all'autorità maschile, quasi fosse una sua proprietà, condizione che ritroviamo (con poche eccezioni) nel mondo greco classico.

Regina dell'Olimpo, forte e vendicativa, Hera ha comunque un ruolo di secondo piano rispetto a quello del consorte. Ella temeva le folgori di Zeus che avrebbero potuto ucciderla anche se immortale. Si ribellò una sola volta alla sua autorità finendo appesa al cielo per le braccia con due incudini legate alle caviglie. Tra urla strazianti e nell'indifferenza degli altri Dèi, Hera fu liberata solo quando giurò di non ribellarsi più.

A cura di Andrea Contorni

Note e bibliografia:
  • Il dipinto "Giunone abbigliata dalle Grazie" è di Andrea Appiani (1754-1817).
  • "I Miti Greci" di Robert Graves, Longanesi (2018).
  • "Olympos" di Giorgio Ieranò, Sonzogno (2018).