L'Incubus, il demone romano degli incubi e del sonno inquieto

L'Incubus, il demone romano degli incubi

Quante volte al mattino abbiamo detto "Stanotte ho fatto un incubo" facendo riferimento a una notte tormentata da oscure visioni nel sonno? 

- A cura di Andrea Contorni -  

Il termine "incubo" che ora indica semplicemente un brutto sogno, deriva dal latino "incubare" (giacere sopra) e si riferiva al terribile Incubus, una sorta di fantasma, demone o spirito maligno di natura maschile che di notte giaceva sulle dormienti opprimendole Degli Incubus ne parlano Plinio il Vecchio, Petronio e Macrobio. Nella cultura romana, venivano ritenuti responsabili del terrore notturno, della paralisi ipnagogica e di gravidanze non volute.

Questo perché gli Incubus erano anche fauni o divinità rurali che di notte potevano accoppiarsi con la malcapitata di turno. Questo almeno è quanto riferiscono fonti tarde. Ricordo che i fauni, allo stesso modo dei satiri e dei sileni, erano strettamente connessi a divinità quali Pan e Dioniso, espressioni della forza dirompente e riproduttiva della Natura e degli aspetti più selvaggi e anche violenti dell'essenza umana. Per approfondire tutto quanto riguarda fauni, satiri, sileni e papposileni, vi invito a leggere il mio approfondimento su "Il Sapere Storico".

L'aspetto erotico dell'Incubus è confermato anche dalla sua versione femminile, il Succubus, una creatura attraente e lasciva che di notte sedurrebbe gli uomini. Era tradizione ritenere di essere stati visitati da un Succubus quando si sognava qualcosa di "particolare". Nel Medioevo la figura dell'Incubus si evolve in qualcosa di davvero malvagio, quasi una trasposizione notturna del diavolo, in grado di soffocare la sua vittima nel sonno dopo avergli aspirato tutta la vitalità.

L'Incubus è presente in forme diverse ma con le stesse prerogative in quasi tutte le culture europee ed extraeuropee, basti pensare al Giappone con il demone Kanashibari. È un elemento del mito che è giunto fino ai giorni nostri, trovando terreno fertile nel folclore regionale. Interessanti in tal senso sono le Pantafiche abruzzesi e marchigiane, vecchie streghe o grossi gatti neri che impedirebbero al dormiente di respirare.

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