Ulisse e Calipso: il mito dell'amore impossibile nell'Odissea
Ulisse e Calipso: l'amore impossibile dell'Odissea
Il racconto dell'Odissea in cui Ulisse rifiuta l'immortalità offerta da Calipso per tornare a Itaca, scegliendo la propria umanità e gli affetti più cari.
Ammetto candidamente che l'Odissea non ha mai destato il mio interesse "mitologico" quanto l'Iliade. Fa eccezione un episodio particolare del secondo poema omerico per importanza che invece mi è sempre piaciuto: quello che racconta la vicenda di Ulisse e Calipso. Ci troviamo nel libro V dell'Odissea dinanzi a uno dei momenti più intensi del viaggio di ritorno dell'eroe verso Itaca. Attraverso questa storia, Omero (o chi per lui) riflette sul contrasto tra il desiderio di un'esistenza perfetta e immortale e il richiamo irresistibile della propria patria e della famiglia, direi anche della propria identità.
La trama del mito di Ulisse e Calipso
Dopo aver perso tutti i suoi compagni a causa di una terribile tempesta scatenata da Poseidone, divinità avversa all'eroe, Ulisse naufraga sull'isola di Ogigia, un luogo remoto, misterioso e paradisiaco. Lì viveva la ninfa Calipso, figlia bellissima del titano Atlante e dell'Oceanina Pleione. Calipso portava su di sé la maledizione di innamorarsi di uomini che poi l'avrebbero abbandonata. Successe pertanto anche con Ulisse ma Esiodo ci stupisce con una versione del mito più sottile. Il grande poeta greco ritiene infatti che Calipso abbia tentato di trattenere Ulisse a Ogigia rispondendo a un ordine di Poseidone. Ma perché il dio degli oceani odiava tanto il sovrano di Itaca? Ricordo che Ulisse aveva deriso e poi accecato il povero Polifemo che era appunto uno dei figli di Poseidone. Tutto torna.
Sfinito sulla battigia, Ulisse viene soccorso da Calipso. L'isola è stupenda con boschi profumati, sorgenti cristalline, prati fioriti e una natura incontaminata. L'eroe viene curato e rifocillato. La ninfa si innamora perdutamente di lui, si concede e i due vivono una grande passione. Passano ben sette anni in cui Ulisse sembra trattenuto dall'amore per Calipso oppure è semplicemente suo prigioniero. La donna non intende farlo partire, lo vuole accanto per sempre. Gli offre il dono più grande che una divinità possa concedere a un mortale: l'immortalità e l'eterna giovinezza. Calipso non compie infatti l'errore di Eos con Titone di dimenticarsi appunto l'eterna giovinezza.
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Eppure Ulisse vacilla. Nonostante viva circondato da ogni comodità e dall'affetto di una dea, non riesce a dimenticare la sua casa. Ogni giorno si reca in riva al mare a contemplare l'orizzonte, piangendo e desiderando soltanto di rivedere Itaca, la moglie Penelope e il figlio Telemaco. È uno dei passi più toccanti dell'Odissea: il grande eroe preferisce infatti una vita mortale, con tutte le sue sofferenze, all'eternità lontano dalla propria terra e, ripeto, dalla propria identità.
Invocata o meno dal suo protetto, Atena decide di intervenire. Implora Zeus di intervenire e questo decide allora che è giunto il momento di porre fine alla permanenza di Ulisse sull'isola. Invia quindi il messaggero divino Hermes per comunicare a Calipso il volere del padre degli dèi: lasciare libero l'eroe di riprendere il mare. La ninfa si dispera. Condanna la disparità di trattamento rispetto a situazioni simili in cui però è una divinità maschile ad infatuarsi di una mortale. Alla fine decide però di obbedire alla volontà di Zeus. Non potrebbe fare altrimenti.
Calipso aiuta personalmente Ulisse a costruire una robusta zattera. Gli procura legname, strumenti, cibo, vino e acqua per affrontare il lungo viaggio. L'addio è straziante perché la donna prova un'ultima volta a convincere l'uomo a restare nell'isola. Ulisse rifiuta, ribadendo che nulla vale quanto il desiderio di tornare nella propria casa. Così salpa di nuovo verso il mare aperto. Lo sguardo di Calipso lo segue fino a quando la piccola imbarcazione non scompare all'orizzonte. Dopo l'ennesimo naufragio, Ulisse arriverà nella terra di Scheria. Ospite del re dei Feaci, racconterà la sua lunga storia per ricevere infine una nuova flotta con cui tornerà finalmente ad Itaca.
Il significato del mito di Ulisse e Calipso
L'episodio di Ulisse e Calipso è probabilmente il più profondo dell'Odissea perché mette in scena una scelta che si spinge ben oltre la semplice tematica del viaggio di ritorno. La ninfa rappresenta il sogno dell'eterna felicità, della giovinezza senza fine e di un'esistenza priva di dolore e difficoltà. Ulisse sceglie invece la condizione umana, fatta di fatica, invecchiamento e morte. Essa gli permette di vivere davvero gli affetti e il senso di appartenenza a un contesto sociale, a una terra, a sé stesso.
Il mito può essere interpretato come una riflessione sul valore della libertà e appunto dell'identità personale: l'uomo è veramente libero quando può scegliere il proprio destino, anche quando questo comporta sofferenza e privazioni.
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L'amore di Calipso, lasciando stare l'interpretazione "maligna" di Esiodo e presunte maledizioni, rimane sincero e profondo. Ma è incapace di trattenere un uomo il cui cuore appartiene alla sua terra. Ulisse comprende che nessun paradiso può sostituire il patrimonio di affetti che con fatica si è costruito nel corso della propria esistenza. Il vero premio del suo viaggio non è l'immortalità o una vita facile e dorata, bensì il ritorno tra coloro che ama.
Articolo a cura di Andrea Contorni
Giornalista e divulgatore culturale
Approfondimenti, libri e progetti → andreacontorni.com
- "I Miti Greci" di Robert Graves. Longanesi Editore (2018).
- "Gli dèi e gli eroi della Grecia. Il racconto del mito, la nascita della civiltà" di Kàroly Kerény. Il Saggiatore (2009).
- "Odissea Omero. Il racconto di Ulisse trascritto in linguaggio contemporaneo" di Dario Ortini. Independently published.

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