Afrodite: la nascita, il mito e il potere della dea dell'amore nella mitologia greca
Afrodite: nascita, mito e storia della dea dell'amore
Dalla schiuma del mare alla dimora degli dèi dell'Olimpo, Afrodite incarna la bellezza, il desiderio e una forza capace di dominare uomini e divinità. Ma le fonti antiche non concordano sulla sua nascita e restituiscono il ritratto di una dea molto più complessa di quanto comunemente si immagini.
Afrodite è la dea dell'amore e della bellezza, una divinità che seduce e conquista, capace di suscitare passioni irrefrenabili sia negli uomini che nelle divinità immortali. È una delle figure più celebri della mitologia greca, protagonista di tanti racconti che ritroviamo anche rappresentati nell'arte.
Eppure, dietro l'immagine di una dea bellissima e vanitosa, si nascondono una personalità assai più articolata e un significato profondo del suo ruolo divino che nel tempo ha subito una sorta di ridimensionamento dovuto all'evoluzione storico-culturale della società.
Afrodite non rappresenta soltanto l'amore romantico, ma anche l'attrazione fisica, il desiderio, la seduzione e quella forza misteriosa che spinge gli esseri viventi gli uni verso gli altri. Il suo potere genera felicità e unione, ma anche gelosia, tradimento, rivalità e sofferenza. Persino le altre divinità non sempre riescono a sottrarsi alla sua potenza. Ma Afrodite nasce come una dea cosmica della forza vitale, della fertilità, della rigenerazione della natura e del desiderio primordiale. Dunque non è unicamente un'icona della bellezza e della passione dei sensi.
Abbiamo le testimonianze degli autori antichi che ci permettono di ricostruire questi differenti aspetti della dea e di comprendere come la sua figura sia stata interpretata in epoche e contesti diversi. Iniziamo dalla controversa nascita di Afrodite.
La nascita di Afrodite secondo Esiodo: la dea emersa dalla schiuma del mare
La versione più celebre della nascita di Afrodite si trova nella Teogonia di Esiodo, composta probabilmente tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo a.C. Il racconto si inserisce nella storia delle prime generazioni divine, quando il cosmo era ancora attraversato da violenti conflitti per il potere. Leggiamo il passo della Teogonia (vv. 188-193) dal testo a cura di Gabriella Ricciardelli (Mondadori 2018).
I genitali, poi, appena li ebbe tagliati con l'adamante dalla terraferma li gettò nel mate molto agitato; così furono portati per molto tempo al largo, e tutt'intorno una bianca schiuma sorgeva dalla carne immortale. E in essa una fanciulla si condensò. Dapprima a Citera divina fu portata, di dove poi giunse a Cipro cinta dall'acqua.
Urano impediva ai figli generati con Gea di venire alla luce. Gea convinse il figlio Crono a ribellarsi al padre che fu appunto evirato con un falcetto. Esiodo spiega anche l'origine mitica del nome Afrodite, collegandolo al termine greco aphrós che significa "schiuma". È interessante notare come dalla distruzione di un ordine cosmico e primordiale (la fine del regno di Urano), emerga una divinità capace di generare nuove unioni. Sempre dalla Teogonia (vv. 201-206) leggiamo un passo curioso.
Eros l'accompagnò e il bel Desiderio la seguì appena nata e quando andò verso la stirpe degli dèi. Dall'inizio ha quest'onore e ha ricevuto in sorte come destino fra gli uomini e gli dèi immortali: confidenze di fanciulle e sorrisi e inganni e soave diletto e amore e dolcezza.
Ricordo che Eros divenne figlio di Afrodite nella tradizione successiva, rappresentato dapprima come un bel fanciullo e poi come un pargolo paffuto e dispettoso. Qui nella Teogonia, Eros è una divinità primordiale, nata subito dopo Caos e Gea (la Terra): rappresenta il potere universale di attrazione, unione e generazione. È una forza astratta che dà vita al mondo. Eros e Himeros (il Desiderio) seguono Afrodite perché in lei trovano la perfetta manifestazione e specializzazione antropomorfica. Il ruolo di Afrodite appare pertanto definito fin dalla nascita: la dea presiede alle relazioni amorose, alla seduzione e ai piaceri che ne derivano. Ma le sue facoltà sono ben più ampie e "temibili".
Afrodite figlia di Zeus e Dione: la diversa tradizione omerica
Sorprendentemente non tutti gli autori antichi concordavano sulla sua genealogia. Nell'Iliade, attribuita a Omero, Afrodite è la figlia di Zeus e Dione, un'antichissima divinità (Titanide o Oceanina), considerata sposa di Zeus, prima dell'avvento di Hera. Nel quinto libro del poema (Iliade, V, vv 370-380), durante un episodio della guerra di Troia, c'è un passo molto bello che riguarda madre e figlia. Lo leggiamo grazie alla traduzione di Guido Paduano, nel saggio Mondadori.
Afrodite soccorre l'adorato figlio Enea che stava per essere sopraffatto da Diomede. Ma l'eroe acheo, sostenuto da Atena, riesce a ferirla alla mano. La dea, stupita e dolorante abbandona lo scontro e cerca conforto dalla madre. Il passo è importante perché testimonia una genealogia differente rispetto a quella di Esiodo. Non è necessario cercare di conciliare in qualche modo queste due tradizioni. La mitologia greca non possedeva un unico sistema di racconti universalmente riconosciuto. Sono proprie le differenze che incorrono nelle varie versioni di un mito a rappresentare la ricchezza del patrimonio mitologico ellenico.
Afrodite Urania e Afrodite Pandemia: le due forme dell'amore
La duplice tradizione sulla nascita di Afrodite trova una particolare interpretazione filosofica nel Simposio di Platone (Il discorso di Pausania 180d-180e)
Non mi sembra, o Fedro, che il discorso ci sia stato proposto bene, l'averci invitato a lodare, così semplicemente Amore. Se infatti l'Amore fosse uno solo, tutto sarebbe andato bene, ma in realtà non è uno solo. [...] Tutti infatti sappiamo che non c'è Afrodite senza Eros. E se dunque fosse unica, uno sarebbe Eros; poiché sono due, è necessario che ci siano anche due Eros. E come potrebbero non essere due dee? Una è più antica e non ha madre, figlia di Urano, che soprannominiamo dunque Urania, l'altra è più giovane, figlia di Zeus e Dione, che chiamiamo Pandemia. È necessario allora che anche l'Amore che si accompagna con l'una noi giustamente lo chiamiamo Volgare, l'altro Celeste.
Ci troviamo ad un banchetto dove si celebra Eros. Si anima una discussione tra Pausania e Fedro con il primo che distingue due differenti manifestazioni sia di Eros che di Afrodite. La distinzione non riguarda semplicemente due differenti genealogie, ma due modi di concepire l'esperienza amorosa. L'amore associato ad Afrodite Pandemia si rivolge al piacere corporeo, mentre quello collegato ad Afrodire Urania viene presentato come un sentimento orientato alle qualità interiori e alla virtù. Si potrebbe persino pensare a due dee del tutto distinte.
Afrodite e il potere irresistibile del desiderio
Fra le testimonianze letterarie più importanti dedicate alla dea figura il quinto degli Inni Omerici, un componimento che racconta l'amore di Afrodite per il mortale Anchise, padre di Enea.
Anche questo è un passo dal significato particolare perché mostra il limite della dea: Afrodite, che di solito determina le passioni altrui, diventa a sua volta vittima di un sentimento incontrollabile. L'amore, nella visione del poeta, appare come una forza inarrestabile.
Afrodite, la guerra di Troia, l'amore per Ares e l'inganno di Efesto
È bene ricordare che il decennale conflitto tra Achei e Troiani fu provocato indirettamente proprio da Afrodite. Nella contesa della mela d'oro con Hera e Atena, fu lei a promettere a Paride, l'amore della più bella donna del mondo, Elena di Sparta, moglie di re Menelao, fratello di Agamennone di Micene. Il giovane principe troiano cedette alla forza dirompente della passione e del desiderio rinunciando ai doni offerti dalle altre dee. Nell'Iliade, Afrodite continuò a intervenire a favore dei Troiani, proteggendo appunto Paride e il figlio Enea.
Afrodite? Molto di più della dea della bellezza
Afrodite occupa un posto particolare nel pantheon greco perché il suo potere non dipende dalla forza, dal dominio sugli elementi naturali o dal possesso della sapienza o di particolari abilità. La sua autorità si esercita su qualcosa di apparentemente impalpabile: il desiderio.
È proprio questa caratteristica a renderla una delle figure più complesse della mitologia classica. Afrodite può avvicinare gli esseri umani, generare nuove vite e suscitare sentimenti profondi, ma può anche alimentare conflitti, distruggere legami e sconvolgere destini.
Le diverse genealogie tramandate da Esiodo e Omero, le riflessioni filosofiche di Platone e gli episodi narrati negli Inni omerici mostrano una divinità che non appartiene a un'unica storia, ma a una tradizione articolata, capace di evolversi nel corso dei secoli.
Studiare Afrodite significa, in definitiva, interrogarsi sul modo in cui gli antichi Greci concepivano l'amore: non soltanto come sentimento individuale, ma come una forza fondamentale dell'esistenza, dagli esiti spesso imprevedibili.
Giornalista e divulgatore culturale, ideatore e responsabile editoriale di Mitologia Classica.
www.andreacontorni.com ↗- "I miti greci" di Robert Graves (1992).
- "Teogonia", Esiodo - Nascita di Afrodite.
- "Simposio", Platone - Afrodite Urania e Afrodite Pandemia.
- "Iliade", Omero.
- "Odissea", Omero.
- "Inno omerico ad Afrodite" - Amore per Anchise.
- "Perseus Digital Library", Gregory R. Crane, Tufts University.




