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Afrodite: la nascita, il mito e il potere della dea dell'amore nella mitologia greca

MITOLOGIA GRECA
Dèi, eroi e racconti leggendari dell'antica Grecia: storie immortali che narrano le origini del mondo, le passioni e il destino degli uomini.
La Nascita di Venere di Sandro Botticelli: Afrodite emerge dal mare sopra una conchiglia, sospinta dai venti e accolta da una figura femminile.

Afrodite: nascita, mito e storia della dea dell'amore

Dalla schiuma del mare alla dimora degli dèi dell'Olimpo, Afrodite incarna la bellezza, il desiderio e una forza capace di dominare uomini e divinità. Ma le fonti antiche non concordano sulla sua nascita e restituiscono il ritratto di una dea molto più complessa di quanto comunemente si immagini.

Afrodite è la dea dell'amore e della bellezza, una divinità che seduce e conquista, capace di suscitare passioni irrefrenabili sia negli uomini che nelle divinità immortali. È una delle figure più celebri della mitologia greca, protagonista di tanti racconti  che ritroviamo anche rappresentati nell'arte. 

Eppure, dietro l'immagine di una dea bellissima e vanitosa, si nascondono una personalità assai più articolata e un significato profondo del suo ruolo divino che nel tempo ha subito una sorta di ridimensionamento dovuto all'evoluzione storico-culturale della società.

Afrodite non rappresenta soltanto l'amore romantico, ma anche l'attrazione fisica, il desiderio, la seduzione e quella forza misteriosa che spinge gli esseri viventi gli uni verso gli altri. Il suo potere genera felicità e unione, ma anche gelosia, tradimento, rivalità e sofferenza. Persino le altre divinità non sempre riescono a sottrarsi alla sua potenza. Ma Afrodite nasce come una dea cosmica della forza vitale, della fertilità, della rigenerazione della natura e del desiderio primordiale. Dunque non è unicamente un'icona della bellezza e della passione dei sensi.

Abbiamo le testimonianze degli autori antichi che ci permettono di ricostruire questi differenti aspetti della dea e di comprendere come la sua figura sia stata interpretata in epoche e contesti diversi. Iniziamo dalla controversa nascita di Afrodite.

Affresco romano di Pompei raffigurante Venere distesa su una conchiglia mentre attraversa il mare, accompagnata da due amorini alati.

Arte romana, Pompei, Venere marina sulla conchiglia (I secolo d.C.). Affresco proveniente dalla Casa di Venere in Conchiglia, Pompei. La dea è raffigurata distesa su una grande conchiglia mentre attraversa il mare, accompagnata da due amorini alati. L'opera testimonia la diffusione dell'iconografia di Venere nell'arte romana e il suo legame con l'elemento marino.

La nascita di Afrodite secondo Esiodo: la dea emersa dalla schiuma del mare

La versione più celebre della nascita di Afrodite si trova nella Teogonia di Esiodo, composta probabilmente tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo a.C. Il racconto si inserisce nella storia delle prime generazioni divine, quando il cosmo era ancora attraversato da violenti conflitti per il potere. Leggiamo il passo della Teogonia (vv. 188-193) dal testo a cura di Gabriella Ricciardelli (Mondadori 2018).

I genitali, poi, appena li ebbe tagliati con l'adamante dalla terraferma li gettò nel mate molto agitato; così furono portati per molto tempo al largo, e tutt'intorno una bianca schiuma sorgeva dalla carne immortale. E in essa una fanciulla si condensò. Dapprima a Citera divina fu portata, di dove poi giunse a Cipro cinta dall'acqua.

Urano impediva ai figli generati con Gea di venire alla luce. Gea convinse il figlio Crono a ribellarsi al padre che fu appunto evirato con un falcetto. Esiodo spiega anche l'origine mitica del nome Afrodite, collegandolo al termine greco aphrós che significa "schiuma". È interessante notare come dalla distruzione di un ordine cosmico e primordiale (la fine del regno di Urano), emerga una divinità capace di generare nuove unioni. Sempre dalla Teogonia (vv. 201-206) leggiamo un passo curioso.

Eros l'accompagnò e il bel Desiderio la seguì appena nata e quando andò verso la stirpe degli dèi. Dall'inizio ha quest'onore e ha ricevuto in sorte come destino fra gli uomini e gli dèi immortali: confidenze di fanciulle e sorrisi e inganni e soave diletto e amore e dolcezza.

Ricordo che Eros divenne figlio di Afrodite nella tradizione successiva, rappresentato dapprima come un bel fanciullo e poi come un pargolo paffuto e dispettoso. Qui nella Teogonia, Eros è una divinità primordiale, nata subito dopo Caos e Gea (la Terra): rappresenta il potere universale di attrazione, unione e generazione. È una forza astratta che dà vita al mondo. Eros e Himeros (il Desiderio) seguono Afrodite perché in lei trovano la perfetta manifestazione e specializzazione antropomorfica. Il ruolo di Afrodite appare pertanto definito fin dalla nascita: la dea presiede alle relazioni amorose, alla seduzione e ai piaceri che ne derivano. Ma le sue facoltà sono ben più ampie e "temibili".

Sculture greche del frontone orientale del Partenone, forse raffiguranti Estia, Dione e Afrodite, conservate al British Museum di Londra.
Fidia e bottega, Tre dee del frontone orientale del Partenone (438-432 a.C. circa). Sculture in marmo, British Museum, Londra. Le figure sono tradizionalmente identificate con Estia, Dione e Afrodite, sebbene l'attribuzione iconografica sia discussa. Il gruppo costituisce uno dei maggiori esempi della scultura greca classica, celebre per il naturalismo delle figure e il raffinato panneggio delle vesti. 
Foto: Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons. Licenza Creative Commons CC BY 2.5.

Afrodite figlia di Zeus e Dione: la diversa tradizione omerica

Sorprendentemente non tutti gli autori antichi concordavano sulla sua genealogia. Nell'Iliade, attribuita a Omero, Afrodite è la figlia di Zeus e Dione, un'antichissima divinità (Titanide o Oceanina), considerata sposa di Zeus, prima dell'avvento di Hera. Nel quinto libro del poema (Iliade, V, vv 370-380), durante un episodio della guerra di Troia, c'è un passo molto bello che riguarda madre e figlia. Lo leggiamo grazie alla traduzione di Guido Paduano, nel saggio Mondadori.

📖 DALLE FONTI ANTICHE
«L'illustre Afrodite cadde ai ginocchi di Dione, sua madre, e Dione accolse tra le braccia la figlia, l'accarezzò con la mano e le disse: "Chi degli dèi, figlia mia, ti ha fatto questa violenza, come a punirti di un misfatto notorio?". Le rispose Afrodite, la dea del sorriso: "Mi ha ferito il figlio di Tideo, l'arrogante Diomede, perché cercavo di sottrarre alla guerra mio figlio Enea, che fra tutti mi è di gran lunga il più caro. La mischia feroce non è più soltanto tra Greci e Troiani. I Greci combattono anche con gli immortali".»
Omero, Iliade, libro V, vv. 370-380.

Afrodite soccorre l'adorato figlio Enea che stava per essere sopraffatto da Diomede. Ma l'eroe acheo, sostenuto da Atena, riesce a ferirla alla mano. La dea, stupita e dolorante abbandona lo scontro e cerca conforto dalla madre. Il passo è importante perché testimonia una genealogia differente rispetto a quella di Esiodo. Non è necessario cercare di conciliare in qualche modo queste due tradizioni. La mitologia greca non possedeva un unico sistema di racconti universalmente riconosciuto. Sono proprie le differenze che incorrono nelle varie versioni di un mito a rappresentare la ricchezza del patrimonio mitologico ellenico.

Afrodite Urania e Afrodite Pandemia: le due forme dell'amore

La duplice tradizione sulla nascita di Afrodite trova una particolare interpretazione filosofica nel Simposio di Platone (Il discorso di Pausania 180d-180e)

Non mi sembra, o Fedro, che il discorso ci sia stato proposto bene, l'averci invitato a lodare, così semplicemente Amore. Se infatti l'Amore fosse uno solo, tutto sarebbe andato bene, ma in realtà non è uno solo. [...] Tutti infatti sappiamo che non c'è Afrodite senza Eros. E se dunque fosse unica, uno sarebbe Eros; poiché sono due, è necessario che ci siano anche due Eros. E come potrebbero non essere due dee? Una è più antica e non ha madre, figlia di Urano, che soprannominiamo dunque Urania, l'altra è più giovane, figlia di Zeus e Dione, che chiamiamo Pandemia. È necessario allora che anche l'Amore che si accompagna con l'una noi giustamente lo chiamiamo Volgare, l'altro Celeste.

Ci troviamo ad un banchetto dove si celebra Eros. Si anima una discussione tra Pausania e Fedro con il primo che distingue due differenti manifestazioni sia di Eros che di Afrodite. La distinzione non riguarda semplicemente due differenti genealogie, ma due modi di concepire l'esperienza amorosa. L'amore associato ad Afrodite Pandemia si rivolge al piacere corporeo, mentre quello collegato ad Afrodire Urania viene presentato come un sentimento orientato alle qualità interiori e alla virtù. Si potrebbe persino pensare a due dee del tutto distinte.

Marte disarmato da Venere e dalle tre Grazie di Jacques-Louis David: il dio della guerra cede al fascino di Venere, mentre Cupido gli slaccia i sandali.
Jacques-Louis David, Marte disarmato da Venere e dalle Grazie (1824). Olio su tela, Musei Reali di Belle Arti del Belgio, Bruxelles. In questo dipinto neoclassico Venere seduce Marte, dio della guerra, mentre le tre Grazie si occupano delle sue armi e il piccolo Cupido gli slaccia i sandali. L'opera rappresenta simbolicamente il potere dell'amore sulla guerra ed è l'ultimo grande dipinto di David.
Immagine: Musei Reali di Belle Arti del Belgio, Bruxelles. Opera di pubblico dominio. Wikimedia Commons.

Afrodite e il potere irresistibile del desiderio

Fra le testimonianze letterarie più importanti dedicate alla dea figura il quinto degli Inni Omerici, un componimento che racconta l'amore di Afrodite per il mortale Anchise, padre di Enea.

📖 DALLE FONTI ANTICHE
«Ma in Afrodite anche Zeus desiderio dolce ha instillato d'avvicinarsi ad un uomo mortale, così che al più presto anche la dea non restasse lontana da un letto mortale, e non potesse ridire con vanto tra tutti gli dèi, e con soave irrisione, Afrodite amica al sorriso, come abbia indotto gli dèi a unirsi con donne mortali - e agli immortali le donne poi diedero figli mortali - come abbia indotto le dee ad unirsi a sposi mortali.»
Inni omerici, V Inno ad Afrodite.

Anche questo è un passo dal significato particolare perché mostra il limite della dea: Afrodite, che di solito determina le passioni altrui, diventa a sua volta vittima di un sentimento incontrollabile. L'amore, nella visione del poeta, appare come una forza inarrestabile. 

Afrodite, la guerra di Troia, l'amore per Ares e l'inganno di Efesto

È bene ricordare che il decennale conflitto tra Achei e Troiani fu provocato indirettamente proprio da Afrodite. Nella contesa della mela d'oro con Hera e Atena, fu lei a promettere a Paride, l'amore della più bella donna del mondo, Elena di Sparta, moglie di re Menelao, fratello di Agamennone di Micene. Il giovane principe troiano cedette alla forza dirompente della passione e del desiderio rinunciando ai doni offerti dalle altre dee. Nell'Iliade, Afrodite continuò a intervenire a favore dei Troiani, proteggendo appunto Paride e il figlio Enea.

📖 Per approfondire: il Pomo della Discordia e il Giudizio di Paride
Come ebbe origine la rivalità tra Era, Atena e Afrodite? Scopri il mito del Pomo della Discordia, la scelta del principe troiano Paride e la promessa della dea Afrodite che contribuì a scatenare la leggendaria guerra di Troia. Un racconto di bellezza, gelosia e destino.
Rimaniamo nell'ambito dei poemi omerici perché Afrodite è anche protagonista di uno degli episodi più celebri e ironici dell'Odissea. Nel libro VIII (vv 266 in poi), il cantore Demodoco racconta una vicenda davvero divertente che riguarda un triangolo amoroso tra Afrodite, Ares ed Efesto. Riporto la traduzione di Ettore Romagnoli.
📖 DALLE FONTI ANTICHE
«I due nel letto entrarono, e presero sonno: ed i lacci artifiziosi intorno scattaron d'Efesto l'accorto: né più muovere membro potevano, alzarlo di tanto. Furon convinti presto che scampo nessuno non c'era [...] Sopra la soglia stette, corroso di bile selvaggia: e un grido orrendo levò, chiamò tutti quanti i Celesti...»
Omero, Odissea, libro VIII.
Efesto, marito di Afrodite, sorprende la consorte nel talamo con Ares. Era stato avvisato in precedenza della relazione segreta tra i due. Prepara pertanto una rete invisibile e indistruttibile per catturarli in flagranza di tradimento. Una volta catturati, Efesto chiama a raccolta tutti gli altri dèi esponendo gli amanti alla peggiore delle umiliazioni. Il contrasto tra Afrodite ed Efesto assume in questo racconto un forte valore simbolico. Alla bellezza e alla seduzione della dea, alla forza e alla violenza di Ares si contrappongono l'abilità tecnica, il genio e l'intelligenza di Efesto. E alla fine la forza dell'attrazione, in apparenza incontrollabile, viene momentaneamente sconfitta dall'ingegno. 

Venere e Amore di Paris Bordone: la dea distesa su un drappo rosato indica il piccolo Eros che le rivolge una freccia, in un paesaggio rinascimentale.
📖 Per approfondire: Venere e Amore di Paris Bordone
Un capolavoro del Rinascimento veneziano, una Venere distesa nel paesaggio e un piccolo Eros dallo sguardo dispettoso. Scopri la storia del dipinto di Paris Bordone, il suo significato mitologico e la sorprendente vicenda che lo portò nel Berghof di Adolf Hitler, prima del trasferimento al Museo Nazionale di Varsavia.

Afrodite? Molto di più della dea della bellezza

Afrodite occupa un posto particolare nel pantheon greco perché il suo potere non dipende dalla forza, dal dominio sugli elementi naturali o dal possesso della sapienza o di particolari abilità. La sua autorità si esercita su qualcosa di apparentemente impalpabile: il desiderio.

È proprio questa caratteristica a renderla una delle figure più complesse della mitologia classica. Afrodite può avvicinare gli esseri umani, generare nuove vite e suscitare sentimenti profondi, ma può anche alimentare conflitti, distruggere legami e sconvolgere destini.

Le diverse genealogie tramandate da Esiodo e Omero, le riflessioni filosofiche di Platone e gli episodi narrati negli Inni omerici mostrano una divinità che non appartiene a un'unica storia, ma a una tradizione articolata, capace di evolversi nel corso dei secoli.

Studiare Afrodite significa, in definitiva, interrogarsi sul modo in cui gli antichi Greci concepivano l'amore: non soltanto come sentimento individuale, ma come una forza fondamentale dell'esistenza, dagli esiti spesso imprevedibili.

L'AUTORE
Andrea Contorni

Giornalista e divulgatore culturale, ideatore e responsabile editoriale di Mitologia Classica.

www.andreacontorni.com ↗
Fonti bibliografiche:
  • "I miti greci" di Robert Graves (1992).
  • "Teogonia", Esiodo - Nascita di Afrodite.
  • "Simposio", Platone - Afrodite Urania e Afrodite Pandemia.
  • "Iliade", Omero.
  • "Odissea", Omero.
  • "Inno omerico ad Afrodite" - Amore per Anchise.
  • "Perseus Digital Library", Gregory R. Crane, Tufts University.

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