Il mito del diluvio universale: Deucalione, Noè e Utnapishtim a confronto
Il mito del diluvio universale da Deucalione a Noè e Utnapishtim: analogie e differenze tra Grecia, Bibbia e Gilgamesh.
La narrazione di una grande inondazione capace di cancellare il genere umano è presente in tradizioni molto lontane tra loro. Cambiano le divinità, i protagonisti e i luoghi, ma la struttura narrativa presenta analogie sorprendenti. Nel mondo greco troviamo Deucalione e Pirra di cui vi ho già parlato; nella Bibbia compare Noè con la sua enorme arca; nella tradizione mesopotamica, confluita nell'Epopea di Gilgamesh, abbiamo invece Utnapishtim e non solo.
Civiltà diverse, miti differenti e un medesimo evento simbolico: un'umanità corrotta e amorale che viene travolta dalle acque, mentre pochi prescelti sopravvivono per dare vita a un mondo nuovo. Il diluvio diventa così uno dei grandi temi universali dell'umanità, nel quale distruzione, punizione, purificazione e rinascita finiscono per fondersi.
Deucalione e Pirra: il diluvio della mitologia greca
Nella tradizione greca è Zeus a decidere la distruzione di un'umanità che ha abbandonato il rispetto degli dèi e delle leggi che regolano il rapporto tra mondo umano e divino. L'acqua sommerge ogni cosa. Tutti muoiono tranne Deucalione e Pirra perché considerati giusti e pii. Terminata la punizione e ritirate le acque, saranno proprio loro a dare vita a una nuova umanità. Ho parlato molto a fondo del mito di Deucalione e Pirra in questo articolo. Nella tradizione greca esiste anche un altro mito che riporta di un diluvio distruttore di un'umanità ingrata e senza valori, quello di Filemone e Bauci, contenuto nelle Metamorfosi di Ovidio. Non è propriamente un temporale universale ma più "mirato" a un singolo villaggio. Ne parlo a fondo in questo articolo e nel video allegato.
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Noè e il diluvio nella Bibbia
Nel libro della Genesi ritroviamo una struttura narrativa molto simile a quanto trattato poc'anzi. Dinanzi a un'umanità dominata dalla violenza e dalla perdizione, Dio decide di cancellare l'uomo dalla faccia della Terra attraverso un gigantesco diluvio. Una persona viene però salvata: Noè.
Dio lo reputa un uomo giusto e gli ordina di costruire una grande arca per accogliervi la propria famiglia e le coppie di animali necessarie alla continuazione della vita. Il diluvio sommerge l'umanità corrotta e perversa. Quando le acque si ritirano, l'arca di Noè si posa sui monti dell'Ararat. Il primo gesto di Noè è offrire un sacrificio a Dio. Nasce una nuova alleanza tra Dio e l'umanità.
Anche nel racconto biblico il diluvio non comporta solo la distruzione del mondo. Segna la conclusione di un'epoca e l'inizio di un nuovo capitolo della storia dell'uomo.
Utnapishtim: il diluvio dell'Epopea di Gilgamesh
Il confronto diventa interessante se ci spostiamo in Mesopotamia. Nella Tavola XI dell'Epopea di Gilgamesh viene raccontata la storia di un uomo, Utnapishtim, sopravvissuto a un immenso diluvio divino. Nella tradizione sumero-babilonese compaiono vicende simili anche in testi più antichi rispetto alla Tavola suddetta. Ricordo ad esempio la storia scritta in accadico di Atrahasis ("il molto saggio"), sopravvissuto all'inondazione. Quanto narrato nell'Epopea di Gilgamesh è proprio la rielaborazione della figura di Atrahasis, ripresa nella letteratura accadica successiva con il nome di Ut-Napishtim ("Colui che ha trovato la vita") reso alla fine Utnapishtim. Abbiamo una continuità di tradizioni: nell'antica Mosopotamia troviamo Ziusudra nella tradizione sumerica, poi Atrahasis in quella accadica e quindi Utnapishtim nell'Epopea di Gilgamesh. Infine, nella letteratura in lingua greca compare Xisouthros nella Storia di Babilonia di Berosso (350 - 270 a.C.).
Per dare una linea temporale dato la confusione dei nomi, ricordo che la Civiltà dei Sumeri si sviluppò in Mesopotamia tra il IV e il III millennio a.C. Sempre nel III millennio a.C. ritroviamo gli Accadi. Dopo il crollo degli Accadi (2150 a.C. circa), ritorna un'importante fase sumera con la III dinastia di Ur. Infine dal II millennio a.C. abbiamo i Babilonesi mentre gli Assiri, già emersi nel III millennio, diventeranno dominanti nel corso del I millennio a.C.
Utnapishtim è invitato dal dio Ea a costruire una grande arca dove imbarcare oro, argento, sementi e animali. Subito dopo Enlil, signore degli dèi, provoca un diluvio di un tale violenza che dell'umanità non rimane nulla. Tutte le altre divinità ne rimangono persino spaventate. Al ritiro delle acque, l'imbarcazione si arena presso il Monte Nisir. Utnapishtim mette piede a terra per offrire un sacrificio agli dèi. Il racconto presenta analogie impressionanti con quello biblico.
Tre diluvi universali tra analogie e differenze
Noè e il diluvio biblico, Deucalione e Pirra e la vicenda di Utnapishtim sono tre racconti quasi del tutto identici. L'interrogativo più grande è se la tradizione mesopotamica sia alla base dei testi biblici, considerando l'esistenza di rapporti culturali e letterari tra i popoli antichi del Vicino e Medio Oriente. Più complesso è invece stabilire un rapporto diretto con il mito greco.
Dobbiamo però andare oltre le somiglianze narrative e comprendere le specificità delle tre tradizioni che risiedono nelle differenze nel significato del diluvio.
Nel racconto biblico la catastrofe ha una motivazione morale; Dio è stanco della corruzione e della violenza degli uomini e decide di porre fine a un'umanità degenerata. Noè viene salvato perché è un'eccezione: rappresenta l'uomo giusto grazie al quale può avere inizio una nuova storia.
Anche nel mito greco il diluvio assume il carattere di una punizione. Zeus decide di cancellare una stirpe umana empia e violenta. Deucalione e Pirra vengono risparmiati per la loro rettitudine morale. Ma la rinascita dell'umanità non dipende soltanto dall'uomo, da Deucalione, bensì dalla coppia. Pirra ha un ruolo attivo e necessario: dalle sue pietre lanciate nascono le donne, mentre da quelle gettate in terra da Deucalione nascono gli uomini. Il nuovo genere umano viene rifondato con l'azione complementare del principio maschile e di quello femminile. È un aspetto "mitologico" che stupisce, se si considera che nella società greca antica la donna occupava generalmente una posizione subordinata rispetto all'uomo.
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Diversa appare la prospettiva mesopotamica. Nell'Epopea di Gilgamesh non emerge con chiarezza una colpa morale dell'umanità tale da giustificare una punizione così radicale. La scelta divina appare arbitraria. La violenza della catastrofe atterrisce gli stessi dèi che non possono opporsi alla decisione di Enlil. Nel diluvio biblico esiste un ordine morale superiore e la sciagura ha una motivazione etica che conduce a una nuova alleanza tra Dio e gli uomini. Discorso simile lo possiamo applicare al mito greco. Nel mondo mesopotamico gli uomini appaiono invece esposti alla volontà imprevedibile di divinità, spesso in disaccordo tra loro.
Nella Bibbia pertanto emerge il tema della colpa e dell'alleanza; nella tradizione mesopotamica abbiamo la fragilità dell'uomo dinanzi alla volontà divina; nel mito greco una rinascita nella quale l'elemento femminile ricopre la stessa importanza di quello maschile.
Le acque sommergono il mondo allo stesso modo, ma ogni cultura attribuisce al diluvio sfumature diverse. Alla base la paura dell'uomo che tutto possa finire e, insieme, la speranza che qualcosa possa sopravvivere.
Le acque distruggono, ma non hanno l'ultima parola. Quando la catastrofe termina, qualcosa ricomincia sempre. I miti del diluvio raccontano soprattutto il momento in cui, dopo la fine, l'uomo trova ancora la forza di ricominciare, dando vita a un nuovo capitolo della sua millenaria storia.
Articolo a cura di Andrea Contorni
Giornalista e divulgatore culturale
Approfondimenti, libri e progetti → andreacontorni.com
- "Miti e leggende del mondo greco-romano" di Nicola Terzaghi. D'Anna Edizioni (1961).
- "I miti greci" di Robert Graves. Longanesi (1992).
- "Gilgamesh l'eroe sumero" di R. Quintavalle. Giunti Junior.
- "Lettura Oltre" di Rosetta Zordan. Rizzoli Education Fabbri Editori.

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