Curiosità mitologiche

Miti, simboli e modi di dire che vivono ancora oggi.

Il mito nell'arte

La mitologia attraverso i capolavori della pittura e della scultura.

Mitologia greca

Dèi, eroi e racconti dell'antica Grecia.

Mitologia per studenti

Mappe concettuali, schede didattiche e materiali per studiare e ripassare i miti.

Miti e divinità del mondo

Dèi, leggende e tradizioni mitologiche delle antiche civiltà.

Anna Perenna: la misteriosa dea romana tra il mito di Enea, il ritorno della primavera e gli antichi riti magici

MITOLOGIA ROMANA
Dèi, eroi e leggende dell'antica Roma: racconti di origini divine, miti fondativi e tradizioni che hanno segnato la storia e la cultura romana.

Anna Perenna: chi era la dea romana dell'anno e della rinascita

Venerata nell'antica Roma come divinità legata al rinnovamento dell'anno e ai cicli della natura, Anna Perenna è protagonista di racconti sorprendenti. Dalla leggenda di Didone ed Enea alle feste popolari delle Idi di Marzo, fino alla scoperta di una fonte sacra nel cuore di Roma: storia e misteri di una dea dalle origini misteriose...

Specifico subito che ho scelto il bellissimo dipinto di John William Godward dal titolo A Pompeian Lady (1901) per evocare idealmente Anna Perenna. Godward non rappresentò mai Anna Perenna, ma una dama ispirata all'antichità classica. Il collegamento con la dea è una mia scelta illustrativa.

Tra le tante divinità dell'antica Roma, alcune hanno conservato un posto importante nella memoria collettiva, altre sono progressivamente scomparse dall'immaginario popolare. Anna Perenna appartiene a questa seconda categoria. Eppure il suo culto è stato per secoli radicato nel profondo della vita religiosa dei Romani. Il nome di questa dea richiama il trascorrere del tempo, il rinnovarsi della stagioni e il continuo susseguirsi degli anni. Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde una figura divina complessa, alla quale la tradizione attribuisce origini diverse e persino contradditorie.

Per alcuni Anna Perenna era un'antichissima divinità italica, associata alla fertilità e alla continuità della vita. Per altri era una donna realmente esistita che solo dopo la morte fu elevata alla condizione di divinità. Una delle leggende più celebri la identifica infatti con Anna, sorella di Didone, la sfortunata regina di Cartagine innamorata di Enea. A raccontarci queste storie è soprattutto il poeta latino Ovidio, che nel terzo libro dei Fasti dedica alla dea un lungo e affascinante episodio.

Interessante è anche la vicenda archeologica del suo culto. Nel 1999, durante alcuni lavori nel quartiere Parioli di Roma, venne alla luce una fonte dedicata ad Anna Perenna. Al suo interno erano custoditi oggetti rituali, statuette e iscrizioni di maledizioni che hanno rivelato aspetti inattesi della religiosità romana.

Anna Perenna e la leggenda di Didone ed Enea

Virgilio nell'Eneide (libro IV, versi 9-12) introduce la figura di Anna, sorella e confidente della regina Didone, fondatrice di Cartagine. È una figura importante nella vicenda sentimentale che lega la sovrana al principe troiano Enea, destinato a raggiungere il Lazio per diventare uno dei progenitori del popolo romano. Enea fugge da Cartagine per inseguire il volere degli dèi che lo vogliono altrove. Didone, disperata, si toglie la vita. La morte della regina non conclude però la storia della sorella. 
📜 DALLE FONTI ANTICHE
«Anna, sorella mia, quali sogni mi turbano e mi spaventano! Chi è questo nuovo ospite giunto nella nostra dimora, quale nobile aspetto, quanto coraggio nel cuore e nelle armi! Credo davvero, e non senza ragione, che sia di stirpe divina.»
Virgilio, Eneide, libro IV, vv. 9-12.
Ovidio, nei Fasti (III, 545-656), immagina una continuazione della vicenda narrata da Virgilio, trasformando Anna nella protagonista di un nuovo racconto, nel quale il destino la condurrà proprio sulle coste dell'Italia. Dopo la morte di Didone, la situazione politica di Cartagine precipita. Anna è costretta ad abbandonare la città perché minacciata di morte dal fratello Pigmalione. Costretta a cercare rifugio lontano dalla propria terra natia, trova ospitalità presso Batto, sovrano dell'isola di Malta, ma neppure quel luogo può garantirle una protezione duratura.

Fugge di nuovo. Si imbarca affrontando il Mediterraneo. Una tempesta trascina la sua nave fino alle coste del Lazio. Qui il destino le riserva un incontro imprevedibile: Anna si ritrova davanti Enea, l'uomo che aveva provocato la tragica morte di Didone. Il principe troiano, riconoscendo la sorella della regina cartaginese, accoglie Anna nella propria dimora. Ma la sua generosità provoca la gelosia di Lavinia, la moglie latina di Enea, che comincia a guardare con sospetto e ostilità la presenza della donna straniera. Anna si trova così coinvolta, suo malgrado, in un nuovo conflitto.

La fuga verso il fiume Numicio e la trasformazione in ninfa

Secondo Ovidio, una notte Anna riceve in sogno la visita dell'ombra di Didone. La sorella defunta la mette in guardia dai pericoli che la circondano e la invita ad abbandonare la casa di Enea. Terrorizzata, Anna fugge nell'oscurità, inoltrandosi tra boschi e sentieri fino a raggiungere le rive del Numicio, un corso d'acqua dell'antico Lazio dal quale si traeva l'acqua sacra per il culto di Vesta a Lavinio. Il fiume occupa pertanto un posto significativo nella mitologia romana.

Nelle diverse tradizioni relative alla morte e alla divinizzazione di Enea, il Numicio compare come luogo particolarmente sacro. Anche Ovidio, nelle Metamorfosi (XIV, 598-608), racconta come Venere abbia chiesto al dio del fiume di purificare il corpo mortale del figlio, permettendogli di accedere alla condizione divina. Il corso d'acqua diventa dunque il punto d'incontro tra il mondo degli uomini e quello degli dèi. Nella leggenda di Anna, il Numicio assume il medesimo ruolo.

Anna scompare nei pressi del Numicio. Il dio del fiume la nasconde tra le sue acque trasformandola in ninfa. Chi la cerca giunge sugli argini e ode una voce. È quella di Anna che annuncia di essere diventata una ninfa del fiume rivelando il nome con il quale sarà conosciuta. Anna Perenna (in latino amne perenne ovvero "onde perenni") nasce così, nel racconto ovidiano, dalla trasformazione di una donna perseguitata in una divinità delle acque. Il mito rappresenta una delle numerose spiegazioni elaborate dagli antichi per giustificare l'origine del nome della dea.
📜 DALLE FONTI ANTICHE
TESTO LATINO
Ipsa loqui visa est: «Placidi sum nympha Numici;
amne perenne latens Anna Perenna vocor».
TRADUZIONE ITALIANA
«Sembrò che lei stessa parlasse: Sono una ninfa del placido Numicio; nascosta nelle acque del fiume perenne, sono chiamata Anna Perenna».
Publio Ovidio Nasone
Fasti, libro III, vv. 653-654.

Il significato del nome Anna Perenna: una dea dell'anno eterno?

Il rapporto tra Anna Perenna e il trascorrere del tempo costituisce uno degli aspetti più caratteristici del suo culto. Il nome della dea veniva fin dall'antichità associato al al latino annus, cioè "anno", e all'idea di qualcosa che dura e che si rinnova di continuo, concetti richiamati dall'aggettivo perennis. Anna Perenne ci appare come una personificazione divina della continuità dell'anno e del perpetuo alternarsi delle stagioni. La sua protezione riguardava il passaggio simbolico da un ciclo temporale al successivo. L'inizio del nuovo anno era accompagnato, come ai giorni nostri, da auspici di prosperità, salute e lunga vita.

Ovidio ci restituisce anche una spiegazione poetica legata alle acque del Numicio, giocando sull'affinità tra il nome della dea e l'espressione amne perenne ("onde perenni"), ovvero il fiume che continua a scorrere. Alcuni studi moderni hanno inoltre suggerito che il nome Anna possa conservare tracce di una radice ancora più antica, collegabile a termini relativi alla maternità e alla generazione della vita. Una possibilità che ha alimentato il confronto con altre divinità femminili dell'Italia preromana. Potrebbe essere plausibile che dietro l'Anna Perenna conosciuta dai Romani si nascondano tradizioni religiose antecedenti. Tra le ipotesi più suggestive quella di identificare la dea con un'arcaica divinità femminile etrusca che rientra a sua volta nella concezione di una Grande Madre primordiale. Sono prospettive di studio interessanti, ma non costituiscono da sole una prova di identità.

Anna Perenna, una vecchina che sfamò la plebe romana

Accanto alla storia legata a Didone ed Enea, Ovidio conserva una seconda tradizione legata ad Anna Perenna, di matrice popolare. Questa volta non incontriamo una principessa straniera, ma un'anziana donna originaria di Boville, località del territorio laziale. Il racconto è ambientato durante la prima secessione della plebe romana, tradizionalmente datata al 494 a.C. In quell'occasione, secondo la narrazione storica e leggendaria, una parte della popolazione romana abbandonò l'Urbe per protestare contro le condizioni politiche ed economiche imposte dal patriziato. La plebe si ritirò sul Monte Sacro. Ben presto il problema principale divenne la scarsità di viveri.

A soccorrere i rivoltosi intervenne un'umile vecchina di nome Anna. Ogni giorno preparava numerose focacce e le distribuiva ai plebei affamati. Il suo contributo fu talmente provvidenziale che, terminata la crisi, i Romani decisero di onorarne la memoria con una statua. Secondo questa leggenda, proprio quella donna benefattrice sarebbe stata indentificata nel tempo con Anna Perenna. La vicenda suggerisce un collegamento tra la dea e il nutrimento. Pensiamo anche alla dea romana dell'abbondanza Annona. Il nome contiene la stessa radice di Anna, ann.
📖 DALLE FONTI ANTICHE
«Vi era una certa Anna, originaria di Boville, una vecchia povera ma molto laboriosa. Con i capelli bianchi raccolti sotto un leggero copricapo, preparava focacce rustiche con mano tremante e ogni mattina le distribuiva ancora fumanti tra il popolo. Quel cibo era accolto con gratitudine. Quando fu ristabilita la pace in patria, le dedicarono una statua, perché aveva soccorso il popolo nel momento del bisogno.»
Ovidio, Fasti, III, vv. 667-674. Traduzione italiana.

La beffa di Anna Perenna al dio Marte

L'anziana protagonista della tradizione popolare ricompare in un altro episodio raccontato da Ovidio. Si tratta di una situazione ironica che coinvolge il dio Marte. Invaghito di Minerva, il dio desiderava conquistarne il favore, ma non riusciva nel suo intento. Chiese pertanto aiuto ad Anna Perenna, che avrebbe dovuto convincere Minerva ad accettare un incontro amoroso. La vecchina si dimostrò disponibile ad aiutare il focoso dio della guerra. Dopo averlo fatto attendere, Anna annunciò a Marte che Minerva aveva ceduto alle sue richieste. Al momento tanto agognato la donna gli si presentò con il volto nascosto da un velo. Era la stessa Anna Perenna! Quando Marte scoprì l'imbrogliò si infuriò.

Secondo Ovidio, proprio da questa vicenda derivava l'usanza di accompagnare la festa di Anna Perenna con canti licenziosi, scherzi e allusioni amorose.

Edward John Poynter (1836-1919), Horae Serenae (Ore serene), XIX secolo. Dipinto di ispirazione classica raffigurante un gruppo di giovani donne impegnate in una danza all'aperto, in un giardino dall'atmosfera armoniosa e festosa. Sebbene l'opera non rappresenti direttamente il culto di Anna Perenna, la scena richiama idealmente le celebrazioni primaverili dedicate alla dea romana, descritte da Ovidio nei Fasti (III, 523 e seguenti).

Le Idi di marzo: la grande festa romana di Anna Perenna

Il culto della dea raggiungeva il suo apice il 15 marzo, giorno delle Idi di Marzo. Nel calendario romano più antico, tradizionalmente associato a Romolo, marzo era il primo mese dell'anno. La festività di Anna Perenna aveva quindi un profondo significato di rinnovamento, legato appunto all'inizio di un nuovo ciclo. Le celebrazioni si svolgevano all'aperto, in un'area verde nei pressi del Tevere, lungo la via Flaminia. Ovidio ci parla di una festa frequentata soprattutto dalla gente comune. Uomini e donne si ritrovavano sull'erba, organizzavano banchetti e giacevano in piccoli ripari improvvisati. Il vino scorreva a fiumi, mentre risate, danze e canti accompagnavano l'intera giornata. Era consuetudine bere tante coppe di vino quanti erano gli anni che si desiderava ancora vivere. Non mancavano comportamenti licenziosi e provocatori, aspetti che Ovidio collega anche alla celebre beffa giocata a Marte. 

Ma non dobbiamo ridurre questa festività a una semplice occasione di ubriacarsi e abbattere i freni inibitori. Dietro l'atmosfera gioiosa si riconosce un significato religioso: celebrare la continuità della vita, la fertilità e la speranza che il nuovo anno porti abbondanza e benessere. La festa esprimeva in forma popolare e probabilmente un po' spinta, il rapporto tra l'uomo e i cicli della natura. Le Idi di Marzo non coincidevano astronomicamente con l'equinozio di primavera che cade più avanti nel mese. Il valore della celebrazione di Anna Perenna derivava dal calendario tradizionale romano e dall'associazione tra il mese di marzo e il rinnovamento dell'anno.

Una dea romana che protegge Annibale: il racconto di Silio Italico

La presenza di Anna Perenna nella letteratura latina non si esaurisce con i Fasti di Ovidio. Abbiamo infatti una testimonianza significativa nei Punica di Silio Italico, poema epico composto nel I secolo d.C. e dedicato alla Seconda Guerra Punica. Anna Perenna è di nuovo la sorella di Didone. La dea appare ad Annibale alla vigilia della battaglia di Canne, incoraggiando il condottiero cartaginese e annunciandogli l'esito favorevole dello scontro. Perché una divinità venerata a Roma sarebbe intervenuta a sostegno di un acerrimo nemico dell'Urbe?

La contraddizione è soltanto apparente. Ricordiamo infatti che l'eterna rivalità tra Roma e Cartagine nacque secondo la tradizione (Virgilio - Eneide) proprio dal tradimento di Enea nei confronti di Didone. Nel racconto di Silio Italico, Anna Perenna conserva il legame con la propria terra di origine e pur non schierandosi apertamente con Annibale compare in sogno a colui che avrebbe dovuto vendicare quanto subito dalla sorella secoli e secoli prima.
📖 DALLE FONTI ANTICHE
«Mi ha mandata a te, non dubitarne, la sposa del sommo Giove. Io sono venerata come divinità eterna nelle terre d'Italia, pur discendendo dal sangue del vostro Belo. Non indugiare: scatena rapidamente la furia della guerra. Là dove l'alto Gargano si distende sulle pianure della Iapigia, non lontano da qui, dirigi le tue insegne.»
Silio Italico, Punica, VIII, vv. 219-224. Traduzione italiana originale.

La scoperta della fonte di Anna Perenna a Roma nel 1999

Per lungo tempo le informazioni sul culto della dea sono derivate quasi esclusivamente dalle testimonianze letterarie. Ma nel 1999, l'archeologia ha restituito una prova materiale di straordinario interesse. Durante la realizzazione di un parcheggio sotterraneo nei pressi di piazza Euclide, nel quartiere Parioli di Roma, venne individuata un'antica fonte sacra dedicata ad Anna Perenna.

Gli scavi, condotti a diversi metri di profondità rispetto al piano stradale, portarono alla luce una struttura rettangolare in blocchi di tufo con elementi architettonici e iscrizioni che permettevano di individuare il nome della divinità. Tra le testimonianze epigrafiche compare la dedica Nymphae Sacratae Annae Perennae, le ninfe sacre consacrate alla dea. La scoperta permise di localizzare un importante luogo di culto in un settore della città corrispondente al territorio che un tempo era attraversato dalla via Flaminia.

Il santuario, con origini almeno in età repubblicana, fu probabilmente frequentato e utilizzato assiduamente fino al VI secolo d.C. Ma l'aspetto più sorprendente della scoperta giaceva all'interno di una cisterna collegata alla struttura. Gli archeologi vi scoprirono una quantità notevole di oggetti che sembravano appartenere a un mondo rituale assai diverso dalle gioiose celebrazioni descritte da Ovidio.

Maledizioni, statuette e rituali magici: i segreti della fonte

Il fango depositato sul fondo della cisterna aveva conservato numerosi manufatti. Furono recuperate monete, lucerne, recipienti in terracotta, contenitori di piombo e un grande paiolo di rame. Nove contenitori custodivano piccole figure antropomorfe realizzate in cera e in argilla. Gli studiosi riconobbero inoltre diverse taballae defixionum, lamine in piombo incise a graffio. Parliamo di testi magici, "defixiones", riportanti vere e proprie maledizioni. Sono testi che appartengono a una categoria di pratiche rituali diffusa nel mondo greco-romano. 

Attraverso formule scritte, simboli e oggetti appositamente preparati, chi commissionava il rito cercava di ottenere l'intervento di potenze soprannaturali contro una persona, un avversario o qualcuno con cui aveva maturato un rapporto conflittuale. La presenza di questi particolari manufatti suggerisce che il luogo fosse frequentato non soltanto per le celebrazioni pubbliche, ma anche per pratiche religiose di carattere intimo e privato, comprese forma di magia aggressiva. Questi straordinari reperti sono conservati nelle collezioni del Museo Nazionale Romano, presso le Terme di Diocleziano.

Anna Perenna, una divinità dalle molte identità

Concludiamo con una domana... che cosa rappresentava davvero Anna Perenna per gli antichi Romani?

La risposta non è affatto semplice perché la sua figura sembra custodire tradizioni e ruoli sviluppatesi in epoche e contesti molto differenti. Abbiamo la sorella di Didone, trasformata in ninfa del Numicio, una tradizione che appartiene alla dimensione del mito eroico. Di contro la vecchina di Boville che sfama i plebei richiama invece la leggenda di stampo popolare e si lega ai concetti di solidarietà e nutrimento in un particolare capitolo della storia romana. La dea che inganna Marte esprime il carattere scherzoso e licenzioso del folklore e delle feste di popolo. Il ruolo di protettrice del rinnovamento annuale rappresenta invece il rapporto tra la comunità e il trascorrere del tempo. E poi abbiamo l'aspetto misterioso di Anna Perenna, legato a pratiche magiche e maledizioni.

Appare evidente che racconti differenti siano progressivamente stati associati a una divinità il cui culto era già antico quando Ovidio iniziò a scrivere. Il legame con la fertilità, l'acqua e il nutrimento consente di accostare Anna Perenna a diverse altre figure femminili delle religioni italiche e arcaiche, ma la sua natura originaria rimane oggetto di studio.

Anna Perenna non è soltanto la dea dell'anno che ritorna. È una figura nella quale i Romani hanno raccolto racconti di esilio, sofferenza, maternità, abbondanza, desiderio, trasformazione e speranza di una lunga e serena vita. Oggi Anna Perenna è una dea quasi del tutto dimenticata. Eppure continua a raccontarci qualcosa di essenziale sull'antichità: il bisogno dell'uomo di dare un significato al tempo, alla natura e al misterioso alternarsi dei concetti di fine e rinascita che accompagna ogni esistenza.
L'AUTORE
Andrea Contorni

Giornalista e divulgatore culturale, ideatore e responsabile editoriale di Mitologia Classica.

www.andreacontorni.com ↗
Fonti bibliografiche e documentarie:
  • Ovidio, Fasti, libro III, vv. 523-696.
  • Ovidio, Metamorfosi, libro XIV, vv. 598-608.
  • Virgilio, Eneide, libro IV.
  • Silio Italico, Punica, libro VIII.
  • Georges Dumézil, La religione romana arcaica. BUR.
  • Licia Ferro e Maria Monteleone, Miti romani. Il racconto. Einaudi.
  • Luca Marchionni, «"Anna"/"amma" nell'Italia antica e la preistoria di Anna Perenna», Kwartalnik Neofilologiczny, 2024.
  • Almanacco pagano. Festività e miti nell'antica Roma, Pandemia. Macro Edizioni.
  • Soprintendenza Speciale di Roma, documentazione archeologica relativa alla Fonte di Anna Perenna.
  • Ministero della Cultura, La Fonte di Anna Perenna, documentazione sui ritrovamenti e sulle pratiche rituali.
  • Prima stesura dell'articolo: Anna Perenna, la dea romana delle Origini, di Andrea Contorni sul sito "Il Sapere Storico".

Post popolari in questo blog

Gli Dèi dell’Olimpo: la Genealogia in un’infografica completa

I 12 dèi dell'Olimpo: nomi, simboli e caratteristiche

Afrodite: la nascita, il mito e il potere della dea dell'amore nella mitologia greca

Il mito del diluvio universale: Deucalione, Noè e Utnapishtim a confronto