Mitologia e Intelligenza Artificiale: immagini e fonti a confronto
Mitologia e Intelligenza Artificiale: tra immagini suggestive e verità delle fonti
Le immagini generate con l'intelligenza artificiale stanno trasformando anche il modo di raccontare la storia e i miti. Ma quanto sono fedeli alle fonti antiche?
Ho deciso di scrivere questo editoriale spinto da una mail che mi è giunta qualche giorno fa. Una studentessa di liceo classico si è complimentata con me per gli articoli. Mi mette al corrente del suo disaccordo riguardo la mia interpretazione del mito di Narciso e condanna l'eccessivo utilizzo su questo sito di immagini realizzate dall'intelligenza artificiale. La mail mi ha fatto piacere seppur avrei preferito un commento a cui rispondere direttamente.
In effetti la nostra liceale ha sollevato una questione che ultimamente vedo affrontata anche in modo polemico sui social: l'overdose da risorse IA. Le nuove tecnologie hanno sempre modificato il modo in cui l'uomo racconta il proprio passato. Basti pensare a quando si passò dalla tradizione orale a quella scritta. Oggi con l'avvento dell'intelligenza artificiale, questa trasformazione ha accelerato in modo radicale. Nel campo della divulgazione storica e mitologica, le immagini generate dall'IA sono ormai ovunque: suggestive, potenti, colorate, capaci di dare forma visiva a ciò che per secoli è esistito solo nella parola, nell'immaginazione e nel talento di artisti e illustratori. Devo ammettere, io per primo, che si è superata la misura nell'utilizzo delle risorse artificiali e non solo nella produzione di immagini. Per ora limitiamoci solo a queste.
Non tutte le immagini generate con l'intelligenza artificiale pongono infatti gli stessi problemi. È necessario distinguere. Quando l'IA viene utilizzata per accompagnare contenuti storici, il rischio è evidente:
- abiti, armi e architetture possono risultare anacronistici;
- dettaglia inesatti possono essere percepiti come veritieri;
- l'immagine, per sua natura immediata, può sovrastare il dato storico.
Ricordo ad esempio di aver generato un'immagine di Pirro, re dell'Epiro, colpito da una tegola. Accanto a lui compariva uno spadone a due mani medievale. Un dettaglio che, da solo, tradiva secoli di storia. Pertanto in un contesto storico, l'uso dell'IA richiede una responsabilità elevata. L'immagine non è decorazione neutra ma narrazione implicita. Di poco diverso è il discorso sulla mitologia. Il mito, per sua natura, è fluido, simbolico e stratificato. Non esiste una sola immagine "giusta" di Zeus, Atena o Ade. Le rappresentazioni cambiano nel tempo, nelle culture e negli autori. Pensate proprio ad Ade. Nelle illustrazioni umane, c'è chi lo raffigura come un uomo maturo con barba nera, regale e austero e chi in sembianze quasi demoniache, tali da incutere terrore. In questo senso, l'intelligenza artificiale può diventare uno strumento coerente con la materia stessa del mito.
Non si tratta di una riproduzione del reale, ma di una reinterpretazione visiva di un immaginario. Eppure, anche qui serve equilibrio. Tra interpretazione e arbitrarietà il confine è sottile.
Le fonti mitologiche: ciò che non si deve perdere
La mitologia non è un insieme indistinto di racconti: è costruita su testi, tradizioni e varianti. Dalle opere di Esiodo ai poemi omerici, fino alle rielaborazioni latine di Ovidio, il mito ha sempre avuto una struttura, un contesto e una profondità. Le immagini generate dall'IA, per quanto affascinanti, non devono mai sostituire questo patrimonio ma adattarsi ad esso grazie all'attenta mediazione umana. Il rischio più grande non è l'errore iconografico ma la perdita di legame con le fonti. Quando l'immagine diventa dominante, il mito si trasforma in pura estetica. Senza fonti, resta solo una superficie.
La studentessa mi suggeriva di utilizzare unicamente dipinti famosi per illustrare i miti che racconto. Ma io trovo spesso anche nei quadri, ai quali sono ricorso per tanti miei pezzi, un allontanamento dalle fonti. Non sono soddisfatto se per esempio illustro il mito di Enea e Didone con un dipinto nel quale si vedono caravelle quattrocentesche o uomini in armatura medievale. Eppure quell'artista ha inteso raffigurare il mito greco o latino con quel gusto e quella sensibilità. Si pone per i dipinti quasi lo stesso problema che si ha con l'intelligenza artificiale.
Uso etico dell'intelligenza artificiale nei progetti culturali
Ritengo che l'intelligenza artificiale non sia, di per sé, un problema ma uno strumento. Nel contesto di progetti culturali senza fini di lucro, il suo utilizzo può essere non solo legittimo, ma anche utile:
- permette di arricchire contenuti divulgativi;
- consente a realtà indipendenti di produrre materiali visivi;
- favorisce l'accesso alla conoscenza.
L'IA è una risorsa democratica ma va controllata e usata con intelligenza "umana". Trovo fuori luogo sui social, gli attacchi violenti portati a pagine culturali comunque serie nei contenuti, contro l'utilizzo delle immagini IA. Se queste, coerenti e ben realizzate, permettono a volenterosi appassionati e studiosi di divulgare ancora più cultura, ben vengano!
Diverso è il discorso quando entra in gioco il sistema editoriale. Se le case editrici scelgono di sostituire illustratori e grafici con immagini generate automaticamente, non si tratta più di innovazione, ma di impoverimento culturale e professionale. Capisco l'abbattimento dei costi, le logiche di mercato e la velocità di consegna di un prodotto grafico IA ma io prediligo l'editoria di qualità. L'arte, le illustrazioni e la grafica sono linguaggi, competenze e visioni. Sostituirli significa appunto rinunciare a una parte essenziale della qualità editoriale.
L'intelligenza artificiale e la scrittura: un limite necessario
Qui entro invece in una pratica che non tollero: l'utilizzo dell'IA per produrre immagini e al tempo stesso i testi che l'accompagnano. Tralasciando le centinaia di migliaia di articoletti assurdi che girano su Facebook, alimentando un crescente mercato di Pagine che propinano solo contenuti costruiti artificialmente con tutte le nefandezze che ne derivano, vorrei ricordare che l'uso dell'IA per scrivere articoli ex novo pone un problema ancora più delicato.
La divulgazione storica e mitologica richiede studio, capacità di interpretazione e sensibilità culturale. Elementi che non possono essere delegati completamente a un sistema automatico. L'IA può supportare, aiutare e velocizzare ma non deve sostituire l'autore. Un articolo non è solo un insieme di informazioni, è una voce e quella voce deve poter dire qualcosa. I contenuti artificiali sono stilisticamente impeccabili e pieni di belle parole, ma il loro contenuto è anonimo. Dicono tutto e non dicono niente.
Raccontare il mito oggi
Siamo dinanzi a un passaggio importante. L'intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui vediamo, leggiamo e immaginiamo il passato. Sta a chi fa divulgazione scegliere come utilizzarla. Tra l'immagine e la conoscenza, tra la suggestione e la verità delle fonti, esiste uno spazio di responsabilità. Ed è in questo spazio che si costruisce il racconto. Il mito ha bisogno di essere non solo mostrato, ma compreso. Per cui, accompagnare il mito con un'immagine creata dall'IA nel contesto di una progettualità gratuita e volontaria, non può essere una colpa a patto che l'autore mantenga intatto il rispetto per le fonti e la coerenza dettata dalla conoscenza. Per rispondere alla mia interlocutrice, continuerò anche io a creare immagini con le risorse IA come ad utilizzare dipinti a patto che entrambi siano rispettosi del contesto e dell'immaginario comune del mito affrontato.
Editoriale di aprile 2026 a cura di Andrea Contorni
Giornalista e divulgatore culturale
Approfondimenti storici → www.ilsaperestorico.it

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