Ifigenia, il sacrificio...

Il dipinto "Il sacrificio di Ifigenia" a destra è di Alexandre-Denis Abel de Pujol (1785-1861)

Tra le figure della mitologia greca, Ifigenia è tra quelle che più hanno influenzato l'arte, la letteratura e la musica. Tantissime sono infatti le tragedie, le opere liriche e i dipinti che nei secoli hanno tratto ispirazione da questa bellissima e sfortunata vergine, primogenita di Agamennone e di Clitemnestra, sovrani di Micene.

Eschilo nella tragedia "Agamennone" narra la versione più antica e crudele del mito. La flotta greca non poteva salpare per Ilio. Era bloccata nel porto di Aulide in Beozia perché i venti erano contrari. L'indovino Calcante intimò ad Agamennone di sacrificare la sua figlia più bella ad Artemide.

Solo in questo modo, la flotta avrebbe preso il mare. Il re non comprese perché il volere della Dea fosse così efferato. Calcante gli ricordò di quando anni fa, colpendo una cerva con una freccia da lunga distanza, egli avesse esclamato che neppure Artemide sarebbe riuscita nell'impresa.

La grave offesa andava scontata. Agamennone acconsentì con dolore al sacrificio. Ulisse condusse Ifigenia in Aulide col pretesto del concordato matrimonio con Achille. Ma giunta nel porto e vestita da sposa, la fanciulla fu uccisa dallo stesso padre. L'ira della divinità fu placata e la flotta salpò.

È il trionfo del potere assoluto del Dio che chiede all'uomo l'assurdo sacrificio di un figlio per favorire il bene della comunità. Euripide nei drammi "Ifigenia in Aulide" e "Ifigenia in Tauride" stravolge invece il finale. Proprio nel momento in cui Agamennone affondò il coltello nel cuore di Ifigenia, Artemide la sostituì con una cerbiatta, portandola in salvo.

La ragazza si risvegliò in Tauride alla corte del re Toante che la rese sacerdotessa della Dea della caccia. In questa versione del mito, la divinità punisce ma perdona pur sottraendo comunque la fanciulla ai propri cari. Ma in tutto ciò, la povera Ifigenia come affronta la morte, una volta compresa la situazione? Non spende lacrime e non si dispera.

Dice di essere felice di sacrificare la propria vita per il bene della Grecia e per l'onore della sua famiglia. L'epicureo Lucrezio, definito a posteriori un visionario delirante, ateo psicotico in preda alle forze del male, affronta la figura di Ifigenia nel poema "Sulla natura". E bolla tutto il mito come una delle tante storie di crudeltà, perpetrate dall'uomo in nome di una cieca e superstiziosa religione ("Tantum religio potuit suadere malorum"), bieco e scellerato strumento politico e non fede serena e rassicurante. Chiamatelo pazzo.

A cura di Andrea Contorni

Note e bibliografia:
  • Il dipinto "Il sacrificio di Ifigenia" a destra è di Alexandre-Denis Abel de Pujol (1785-1861).
  • "I Miti Greci" di Robert Graves. Longanesi Editore (2018).
  • "Olympos" di Giorgio Ieranò. Sonzogno Editore (2018).

About Andrea Contorni

Fondatore e amministratore del portale culturale "Il Sapere Storico". Editor e curatore editoriale. Regista e pubblicitario televisivo.