sabato 6 marzo 2021

Bastet (Ailuros), la dea gatta

Antica raffigurazione della Dea-gatta Bastet

Venerata già a partire dalla II Dinastia (2890 a.C.), Bastet era in origine una Dea della guerra, madre protettiva e terribile vendicatrice allo stesso tempo, onorata nella regione del Delta del Nilo. Conosciuta come Bast, possedeva il corpo di donna e la testa di leonessa. Somigliava in tutto e per tutto alla Dea-leonessa Sekhmet di cui era sorella e con la quale veniva spesso identificata.

Nella primitiva forma guerriera, Bastet era colei che dilaniava il mostro Apopis, il demone-serpente, personificazione del male assoluto. Nel corso dei secoli i tratti della Dea cambiarono, assumendo caratteristiche più miti e pacifiche. Perse le sembianze leonine che rimasero della sola Sekhmet, (Dea feroce e temuta), per prendere quelle di gatta.

Tuttavia la sua funzione di protettrice degli esseri umani dal male, identificato sempre con Apopis, rimase tale. A testimonianza di ciò, abbiamo diverse raffigurazioni sacre dove si vede un gatto che con un coltello taglia la testa di un serpente. Dea della casa, dei gatti, delle donne, della fertilità e delle nascite, Bastet era una delle divinità più amate dagli egizi.

Il suo simbolo, comune a molte divinità femminili, era il sistro, antichissimo strumento sacro alla Dea Iside. Le donne che desideravano una gravidanza erano solite indossare un amuleto di Bastet, spesso attorniata di cuccioli. La venerazione di Bastet, comportava che il gatto era considerato un animale sacro, degno alla morte di grandi onori. Uccidere, anche per errore, un gatto o un ibis (animale sacro a Thot), poteva provocare la condanna e la pena capitale per il malcapitato.

Intere necropoli venivano dedicate ai gatti: famosa è quella nella città di Par Bastet ("Casa di Bastet", in greco Bubastis), sede principale del culto della Dea-gatta. L'importanza di questo centro religioso è testimoniata dallo stesso Erodoto nelle sue "Storie". In epoca tarda, Bastet entrò nel numeroso stuolo delle divinità funerarie, nella qualità di custode della Barca Solare durante il suo viaggio notturno.

L'imbarcazione rituale percorreva i due cieli, trasportando il Sole, rigenerato ogni giorno all'alba. Simbolicamente tale percorso rappresentava la rinascita dalla morte a nuova vita. Bastet sopravvisse nel successivo periodo tolemaico, quando la dinastia macedone, che prese il via da Tolomeo Sotere, generale di Alessandro Magno, governò l'Egitto.

Fu ellenizzata in Ailuros, (dal greco "áilouros", gatto), e considerata un aspetto di Artemide. Per tale motivo Bastet divenne sorella di Horus, identificato con Apollo, per riprendere il rapporto di fratellanza tra Artemide e Apollo. Per via del sistro, già nell'antichità, gli egizi tendevano a una certa confusione teologica, assimilando Bastet a Iside.

Percorrendo i secoli, durante la dominazione romana e ancora nel IV secolo con l'avvento del Cristianesimo, Ailuros/Bastet fu ancora venerata in una forma di culto che si coniugò in via definitiva con quello di Iside. Il santuario di Iside a File (isola del Nilo), era ancora attivo nel VI secolo con un proprio ordine sacerdotale. Fu chiuso da Giustiniano I. Bastet, Dea dalla Storia millenaria, fu pertanto tra le ultime divinità pagane a essere ufficialmente venerate, testimone di un mondo che non esisteva più.

A cura di Andrea Contorni

Note e bibliografia:
  • "Mitologia e Dèi dell'Antico Egitto" di Massimo Dall'Agnola. Ferrari-Sinibaldi (2010).